UTwin Logo Dark

Come ridurre i consumi energetici negli uffici: dove si spreca davvero

img not found

La lista classica per gli uffici parla di spegnere le luci, staccare le ciabatte e mettere il monitor in standby. Sono buone abitudini, ma spostano una quota minima della bolletta.

I numeri dicono un'altra cosa: in un ufficio la partita si gioca quasi tutta sulla climatizzazione, e il fattore che negli ultimi anni ha cambiato le carte in tavola è che gli edifici sono pieni molto meno di prima.

In breve:

  • La climatizzazione vale più della metà dei consumi di un edificio per uffici. Illuminazione e apparecchiature contano, ma non decidono.
  • Il lavoro ibrido ha ridotto le presenze senza ridurre in proporzione i consumi, perché gli impianti restano tarati sull'edificio pieno.
  • Gli sprechi più grossi stanno negli orari di accensione e nelle zone trattate come un blocco unico, non nei comportamenti individuali.
  • Negli immobili in locazione chi paga l'energia e chi decide gli interventi spesso non coincidono: è un problema contrattuale prima che tecnico.

Dove va l'energia in un ufficio

Il rapporto ENEA-Assoimmobiliare sui benchmark di consumo degli uffici in Italia, costruito su un campione di 118 edifici, dà una ripartizione netta: 57% climatizzazione, 26% apparecchiature elettriche, 17% illuminazione.
Questa proporzione dovrebbe orientare ogni piano di riduzione. Un intervento che agisce sul 57% dei consumi ha una leva strutturalmente diversa da uno che agisce sul 17%, e la differenza si vede al primo bilancio.
Non significa ignorare illuminazione e carichi elettrici. Significa non partire da lì, e soprattutto non fermarsi lì dopo aver fatto il relamping.

Il lavoro ibrido ha cambiato il problema

In Italia i lavoratori che operano almeno in parte da remoto sono circa 3,57 milioni secondo l'Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano. Nelle grandi imprese la quota di personale coinvolto arriva al 53%.
Il risultato, dentro gli edifici, è visibile a occhio: piani con metà postazioni libere, lunedì e venerdì molto più scarichi del mercoledì, sale riunioni prenotate e non usate.
Gli impianti, però, quasi sempre non hanno seguito. Continuano a climatizzare superfici tarate su un'occupazione che non c'è più, con gli stessi orari di accensione e le stesse zone di prima. Il consumo totale scende un po', il consumo per persona presente sale.
Qui c'è l'occasione più concreta degli ultimi anni per un facility manager: non un investimento, ma un riallineamento tra come l'edificio viene usato e come viene condotto.

Gli sprechi che si ripetono in quasi tutti gli uffici

L'impianto tratta il piano come una zona unica. Dieci persone sparse su un open space da cento postazioni fanno partire il trattamento dell'aria su tutto il piano.
Gli orari seguono l'apertura dell'edificio, non l'occupazione reale. L'impianto parte alle sei per essere a regime alle otto e si spegne quando chiude la portineria, indipendentemente da quante persone siano rimaste.
Il consumo notturno e del fine settimana resta alto. È la verifica più semplice da fare e quasi sempre restituisce qualcosa: gruppi frigo in stand, ventilazione mai messa in modalità ridotta, macchine da caffè e distributori sempre alimentati, server locali in sale non separate.
D'estate si raffredda troppo. Il sovraraffrescamento è il caso più frequente di spreco invisibile, perché nessuno si lamenta del freddo quanto si lamenta del caldo, e finisce che qualcuno lavora con la giacca ad agosto.
Le sale riunioni sono trattate come spazi sempre occupati. Sono invece il caso di scuola per la regolazione su presenza.

Cosa misurare in un ufficio

Cosa Perché Indicatore utile
Consumo elettrico per piano o per zona È la condizione per capire dove si concentra lo spreco kWh per metro quadro e per fascia oraria
Consumo notturno e del fine settimana Rivela ciò che resta acceso senza nessuno in edificio Quota fuori orario di lavoro sul consumo totale
Occupazione effettiva degli spazi Permette di allineare impianti e orari all'uso reale Presenze rilevate per piano e per giorno della settimana
Temperatura per zona Distingue il disagio dal sovraraffrescamento o sovrariscaldamento Ore fuori dall'intervallo di comfort, per esposizione
Anidride carbonica negli spazi chiusi Regola la ventilazione sulle persone davvero presenti Parti per milione in sale riunioni e open space
Consumo per postazione occupata È l'indicatore che il lavoro ibrido rende necessario kWh per persona presente, non per postazione disponibile

Gli interventi che si ripagano prima

Riallineare gli orari di accensione all'occupazione reale, distinguendo i giorni della settimana. È gratuito e produce effetti immediati.
Separare le zone e regolarle in modo indipendente, partendo dai piani a bassa occupazione e dalle esposizioni diverse. Dove l'impianto lo consente è solo una questione di configurazione.
Portare le sale riunioni e le aree di servizio sotto controllo di presenza, per illuminazione e per trattamento dell'aria.
Rivedere i set point estivi e invernali e verificarli con una misura, non con le segnalazioni. Uno o due gradi di scostamento su tutta la superficie valgono più di qualsiasi campagna di sensibilizzazione.
Consolidare i carichi informatici dispersi. Piccole sale server e armadi di rete nei piani sono spesso raffrescati male e in continuo: vanno trattati come sale CED, con una loro misura.
Solo dopo questi passaggi ha senso parlare di sostituzione dei gruppi frigo, di relamping esteso e di interventi sull'involucro, che restano leve importanti ma con tempi e budget diversi. Il metodo per quantificarli è quello della diagnosi energetica.

Chi paga l'energia e chi decide gli interventi

Negli uffici in locazione questa domanda pesa più della tecnologia. L'energia è spesso a carico del conduttore, direttamente o attraverso le spese di gestione, mentre gli interventi su impianti e involucro competono alla proprietà.
Il conduttore paga e non può intervenire. La proprietà potrebbe intervenire ma non vede il beneficio in bolletta. Il risultato è che entrambi rimandano.
Due cose spostano questa situazione. La prima è una misura condivisa: un dato di consumo per piano e per zona accettato da entrambe le parti trasforma la discussione da opinione a numero.
La seconda è il valore dell'immobile. Le richieste di prestazione energetica e di certificazione LEED, BREEAM o WELL da parte dei conduttori stanno diventando un criterio di scelta nella locazione degli spazi direzionali.

Gli strumenti

Il software di energy management di UTwin misura energia, acqua e parametri ambientali con smart meter e sensori IoT, colloca i dati sulla planimetria dei piani e segnala le anomalie.
Per gli uffici la parte interessante è la combinazione tra consumo e occupazione. Sapere che il terzo piano consuma come il secondo con metà delle presenze è un'informazione che si traduce direttamente in una modifica di programmazione, senza alcun investimento.
La regolazione da remoto degli impianti permette poi di applicare la modifica senza un sistema di building automation completo. È il caso tipico in cui un approccio leggero copre buona parte del beneficio di un BMS tradizionale, a una frazione dell'intervento richiesto.
Il collegamento con il software di manutenzione fa sì che un'anomalia rilevata dal monitoraggio dei consumi diventi un intervento assegnato e tracciato.

Domande frequenti

  • Qual è la voce di consumo più pesante in un ufficio?

    La climatizzazione. Il rapporto ENEA-Assoimmobiliare sui benchmark degli uffici italiani la colloca al 57% dei consumi, contro il 26% delle apparecchiature elettriche e il 17% dell'illuminazione. Ogni piano di riduzione che parta da altro affronta una parte minoritaria del problema.

  • Quanto si può risparmiare senza investimenti?

    Dipende dallo stato di partenza, e diffidare dei risparmi promessi prima di aver misurato è una buona regola. Gli interventi a costo zero sono la revisione degli orari, la separazione delle zone e la correzione dei set point: producono effetti nella stagione in corso e il risultato si misura confrontando i consumi normalizzati con quelli dell'anno precedente.

  • Il lavoro ibrido ha ridotto i consumi degli uffici?

    Meno di quanto ci si aspetti. Le presenze calano, ma se gli impianti restano tarati sull'edificio pieno il consumo scende poco e quello per persona presente aumenta. Il beneficio si ottiene solo riadattando orari e zone all'occupazione reale.

  • Serve un sistema di building automation per ottenere risultati?

    Non necessariamente. In un ufficio di dimensioni medie una piattaforma di monitoraggio con regolazione da remoto copre gran parte dei casi d'uso, con tempi e costi molto inferiori. Un sistema completo ha senso quando l'edificio è grande, complesso e con impianti già predisposti per essere governati in modo centralizzato.

Da dove cominciare

Due numeri bastano per iniziare: quanto consuma l’edificio nelle ore di chiusura e quanto consuma per persona effettivamente presente.
Il primo dice quanto costa l’ufficio quando non c’è nessuno, il secondo dice se gli impianti sono ancora tarati su un’occupazione che non esiste più. Da lì gli interventi si ordinano da soli.