
Una scuola è un edificio strano dal punto di vista energetico. È pieno per cinque ore al giorno, semivuoto il pomeriggio, chiuso nei weekend e per tre mesi d'estate, proprio quando il sole picchia di più. Eppure gli impianti spesso lavorano come se dentro ci fosse sempre qualcuno.
Questa pagina parte da una domanda diversa dalla solita lista di interventi edilizi: cosa succede davvero dentro un edificio scolastico durante l'anno, e quali leve può muovere un comune o una provincia senza aprire un cantiere.
Il 26° rapporto Ecosistema Scuola di Legambiente, pubblicato a settembre 2026 su 7.188 edifici scolastici comunali, fotografa una situazione chiara. Il 67,5% degli edifici si colloca nelle classi energetiche da E a G. La certificazione energetica è presente solo nel 36,3% dei casi.
C'è poi uno scarto che dice molto sul modo in cui si lavora oggi. L'85,4% dei comuni dichiara di aver realizzato interventi di efficientamento negli ultimi cinque anni, ma gli edifici effettivamente riqualificati sono il 19,4%. Gli interventi ci sono, sono sparsi, e nessuno sa dire con precisione quanto hanno reso.
Il divario territoriale è forte: la quota di edifici in classe G passa dal 21,5% al Nord al 59,1% al Sud e all'83,3% nelle Isole.
Il riscaldamento è la voce dominante, e questo non sorprende. Quello che sorprende, guardando i dati orari, è quanta energia se ne va quando l'edificio è vuoto.
Il profilo tipico ha una punta al mattino presto, quando l'impianto lancia la messa a regime, e un plateau che dura fino a metà pomeriggio.
Poi c'è una coda che spesso non si spegne: caldaia in temperatura per le attività pomeridiane di poche aule, palestra affittata a una società sportiva la sera, luci dei corridoi accese fino alla chiusura.
Sul lato elettrico i consumi sono più bassi ma più costanti. Illuminazione, laboratori informatici, mensa, ascensori e pompe di circolazione compongono un carico di base che nei weekend dovrebbe crollare e quasi mai lo fa del tutto.
L'estate è la stagione più interessante da leggere. Una scuola chiusa da metà giugno a metà settembre dovrebbe consumare pochissimo. Quando il consumo estivo resta sopra una soglia minima, il dato indica qualcosa che nessuno sta spegnendo.
Il calendario dell'impianto non coincide con quello della scuola. Le programmazioni orarie vengono impostate all'accensione stagionale e non vengono più toccate, anche quando cambiano orari, rientri e attività pomeridiane.
Tutto l'edificio viene trattato come una zona unica. Aule esposte a sud e aule esposte a nord ricevono la stessa mandata, così le prime si surriscaldano e si finisce per aprire le finestre in pieno inverno.
La palestra viene riscaldata come un'aula. È un volume alto, usato a intermittenza, spesso da utenti esterni in fasce serali, e merita una gestione separata.
Il consumo notturno e festivo non viene mai verificato. È il controllo più semplice da fare ed è quello che porta a galla le utenze dimenticate.
Questa è la particolarità che rende le scuole diverse da un ufficio o da un albergo. La legge 23/1996 mette le utenze elettriche, l'acqua, il gas e il riscaldamento a carico dei comuni per nidi, infanzia, primarie e secondarie di primo grado, e a carico delle province e delle città metropolitane per le secondarie di secondo grado.
Il dirigente scolastico governa l'uso quotidiano dell'edificio ma non vede la bolletta. L'ente proprietario paga ma non è dentro l'edificio tutti i giorni. In mezzo, molto spesso, c'è un contratto di servizio energia affidato a un terzo, con un corrispettivo che non dipende dai consumi effettivi.
Il risultato è che nessuno dei tre soggetti ha davanti il dato e l'interesse insieme. È un problema di informazione prima che di tecnologia, e si risolve rendendo visibile a ciascuno la parte che può controllare.
| Cosa | Perché | Indicatore utile |
|---|---|---|
| Consumo termico per edificio | È la voce principale e quella più variabile | kWh per metro quadro normalizzati sui gradi giorno |
| Consumo notturno e festivo | Rivela ciò che resta acceso senza motivo | Quota del consumo fuori orario scolastico sul totale |
| Consumo estivo a scuole chiuse | È il livello minimo reale dell'edificio | kWh settimanali nei mesi di chiusura |
| Temperatura in aula per zona | Distingue il freddo percepito dal sovrariscaldamento | Ore fuori dall'intervallo di comfort, per esposizione |
| Anidride carbonica in aula | È l'indicatore del ricambio d'aria e della qualità dell'ambiente | Parti per milione durante le ore di lezione |
| Elettrico di palestra e mensa | Sono usi con orari propri, diversi dalle aule | kWh per fascia oraria e per giorno della settimana |
Riallineare la programmazione oraria all'orario reale della scuola, incluse le attività pomeridiane e gli usi esterni della palestra. Costa il tempo di una persona e produce effetti dalla settimana successiva.
Separare le zone termiche e regolarle in modo indipendente, partendo dalla distinzione tra aule esposte a sud e a nord, palestra e uffici. Il DPR 74/2013 fissa per questi edifici un limite di 20 gradi con due gradi di tolleranza: il problema quasi mai è stare sotto, è stare molto sopra in alcune zone.
Portare il relamping dove serve davvero, cioè corridoi, palestre e locali di servizio, abbinandolo a sensori di presenza. Nelle aule il guadagno è minore, perché la luce accesa segue la lezione.
Misurare l'anidride carbonica in aula e usarla per regolare la ventilazione. È un intervento che migliora la concentrazione degli studenti e che, dove esiste una ventilazione meccanica, evita di farla girare a vuoto.
Valutare il fotovoltaico sulle coperture, tenendo conto che la scuola produce d'estate quando è chiusa. È il motivo per cui funziona bene come punto di produzione dentro una comunità energetica, insieme ad altre utenze di quartiere.
Le regole di incentivazione sono cambiate più volte: la finestra aperta al momento della domanda va verificata sul sito del GSE.
Gli interventi sull'involucro, cappotto, serramenti e coibentazione delle coperture, restano la leva strutturale. Richiedono però una programmazione di anni e un finanziamento dedicato, e i criteri per scegliere su quali edifici intervenire escono da una diagnosi energetica e dai dati di consumo, non da una graduatoria basata sull'età dell'immobile.
Un comune con venti scuole non ha bisogno di venti progetti. Ha bisogno di sapere quali sono i tre edifici che consumano in modo anomalo rispetto agli altri, e di poterlo dimostrare quando chiede un finanziamento.
Il software di energy management di UTwin misura energia, acqua e parametri ambientali con smart meter e sensori IoT, colloca i dati sulla planimetria di ogni edificio e segnala le anomalie.
Permette anche di confrontare tra loro le scuole dello stesso patrimonio. Il confronto interno è più utile di qualsiasi benchmark esterno, perché parla di edifici veri con lo stesso clima e la stessa gestione.
Il software di manutenzione integrato chiude il cerchio: l'anomalia rilevata dal monitoraggio dei consumi negli edifici diventa un intervento assegnato e tracciato, con la logica descritta nella guida alla manutenzione predittiva. Per il quadro generale della pubblica amministrazione, oltre le scuole, la pagina dedicata all'efficienza energetica degli edifici pubblici tratta modelli di finanziamento e contratti.
Dalla misura. Prima di scegliere gli interventi conviene sapere quanto consuma ogni edificio, quando e in quali zone. Un anno di dati orari costa poco e cambia completamente l'ordine delle priorità rispetto a una valutazione fatta solo sull'età dell'immobile.
I comuni per nidi, scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado; le province e le città metropolitane per le secondarie di secondo grado. Lo stabilisce la legge 23/1996, che mette a carico degli enti locali anche riscaldamento e relativi impianti.
Il DPR 74/2013 fissa per gli edifici non industriali un valore massimo di 20 gradi con una tolleranza di 2 gradi in climatizzazione invernale. Nella pratica il problema più frequente è il sovrariscaldamento di alcune zone, che porta ad aprire le finestre e a disperdere calore.
Non sempre, e comunque non come primo passo. Una parte consistente dello spreco in una scuola nasce da programmazioni orarie sbagliate, zone non separate e utenze che restano attive fuori orario. Sono tutte cose che si correggono sull'impianto esistente, e i risultati si vedono nella stagione in corso.
Quello che rende diverso il lavoro sull’energia in una scuola non è la tecnologia: è che chi usa l’edificio non vede la bolletta e chi la paga non entra in aula.
Ogni piano che funziona parte da lì, dal mettere lo stesso dato davanti al dirigente scolastico e all’ente proprietario. Orari, set point e separazione delle zone vengono di conseguenza.
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